Descrizione | |
Un’ampia riflessione sui tanti “perché?” delle persone che soffrono e di quelle che stanno loro vicino. Per evidenziare come la fragilità possa essere luogo di rivelazione della nostra essenza e ciò che ci rende capaci di amare. Al pari della morte, la fragilità è parte integrante dell’esperienza umana. E, al pari della morte, anche la fragilità è rifiutata, nascosta, ignorata dalla nostra società. Sempre alla ricerca del successo, facciamo fatica a parlarne, a prenderla in considerazione, s ia a livello individuale che a livello sociale, perché parlarne significherebbe evocare un senso di fallimento e vulnerabilità oggi inammissibili. Tuttavia, fuggire la fragilità è impossibile, anzi controproducente. Solo se si riesce a integrarla, essa permette di aprire una breccia in mezzo alla sofferenza. Come viverla, allora? Si può confidare nella vicinanza di Dio quando il momento della prova sembra assorbire tutto lo spazio vitale? Come accompagnare le persone ferite, rispettandole? Sgombrando il campo da luoghi comuni non rispondenti al messaggio evangelico, Bernard Ugeux, antropologo e teologo, professore alla Facoltà Teologica e all’Istituto di Scienze e di Teologia delle Religioni di Tolosa, mette in evidenza la parola positiva che la fede cristiana pronuncia sulla fragilità umana. Un’ampia riflessione sulle domande esistenziali, spirituali e teologiche con le quali sono chiamate a confrontarsi sia le persone che soffrono sia quelle che stanno loro vicino. Se vissuta con consapevolezza, la fragilità può diventare il luogo della rivelazione della nostra vera essenza: accanto ai nostri limiti, potremo scoprire in noi tesori insospettabili di compassione, di tenerezza, di ascolto dell’altro. La fragilità è molto spesso ciò che ci rende capaci di amare. È ciò che realizza la nostra umanità più profonda. Afferma l’Autore nell’introduzione: “dal cuore della mia fragilità riconosciuta e accettata, scaturisce una forza, una capacità di accogliere la fragilità, la miseria d egli altri con tenerezza, lasciandomi toccare, ma senza lasciarmi invadere e distruggere. Forte di una potenza d’amore e di compassione che non viene da me, posso ascoltare e accogliere. Avendo trovato la «giusta distanza», sono abbastanza fragile e al tempo stesso abbastanza forte per essere e mostrarmi vulnerabile. Amare fino a osare essere vulnerabili è amare come Cristo ci ha amato. Il solo modo di non farne un atteggiamento masochistico o di non sopravvalutare le nostre forze, poiché esse non vengono da noi, è di attingere giorno per giorno dal suo cuore la forza e l’audacia di essere vulnerabili”. | |
Scheda creata Lunedi' 23 novembre 2015 | |
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Dati aggiornati a maggio 2016
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