Descrizione | |
La questione di quale sia il Cristo in cui si possa credere – questione suscitata dalla varietà delle identità che la figura di Cristo assume nelle diverse culture e situazioni sociali – conduce rapidamente alla constatazione che dietro alle rappresentazioni molteplici che se ne hanno non c’è un unico Cristo, e che se sovente queste immagini sono proiezioni di speranze, di aspirazioni o di pregiudizi, nessuna ne esaurisce lo spessore. Del resto chi viva nel XXI secolo, dopo secoli di ricerca storica su Gesù della storia e Cristo della fede, difficilmente può evitare di chiedersi se Gesù sia l’ultima parola. In quest’ordine di idee si muovono le considerazioni di Wayne Meeks, che da riconosciuto conoscitore degli studi neotestamentari e della loro storia mostra come la ricerca postilluministica non possa aspirare a risolvere questi problemi e come d’altra parte si faccia sempre più pressante la necessità di nuovi modi di rappresentarsi il figlio di Dio. Indice testuale Premessa 1. Risposte e domande 2. Chi conosce il mio Gesù? Tra dogma e romanticismo 3. Memoria e invenzione. L’ideazione di Gesù Cristo 4. Una storia da meditare. Dalla crocifissione alla metafora 5. La Bibbia insegna … attraverso uno specchio in modo oscuro 6. Gesù è l’ultima parola? | |
L’autore | |
Wayne A. Meeks, professore emerito di Studi religiosi all’Università di Yale, in Italia è noto soprattutto per un pionieristico quanto celebre e fortunato saggio sul mondo sociale di Paolo apostolo: I cristiani dei primi secoli (1992). Autore di numerosi studi sulla letteratura neotestamentaria, si è occupato in particolare della problematica dell’etica nei primi secoli cristiani, argomento a cui ha dedicato due monografie: Il mondo morale dei primi cristiani (1986) e Le origini della morale cristiana (1993), edito anche in lingua italiana. |
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Scheda creata Mercoledi' 3 maggio 2017 | |
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