Descrizione | |
La questione ecologica, la condizione animale, i nuovi contributi delle neuroscienze e la crisi economica più rilevante degli ultimi decenni richiedono di ridefinire lo statuto dell’uomo. In che cosa l’unico vivente che possa porsi in senso filosofico, etico e politico il problema dell’ambiente in cui vive, si distingue dall’animale?
Come si riconosce il nocciolo della vita umana? E quali sono i limiti dell’economia capitalistica? La ripetuta insistenza sul supposto primato dei fatti rispetto alle parole, quindi ai pensieri, ha l’effetto di favorire la crescita dell'astratto e la tentazione di «coltivare e custodire» non il mondo ma più prosaicamente il proprio piccolo orto, nutrendo, a volte inconsapevolmente, una sorta di «sospetto» nei confronti di ogni riflessione. In un dialogo che coinvolge Lévinas e Derrida, Heidegger e Lacan, Blanchot e Péguy, Marx e Papa Francesco, due filosofi si confrontano su alcuni grandi temi contemporanei: dalla logica del capitalismo, che non sopporta la mancanza e rifiuta la perdita, alla sacralizzazione del mercato. Per ricordare che l’abitare dell’uomo non si risolve mai nel conquistare, nel sottomettere e nell’appropriarsi, me nel coltivare e nel custodire. Sommario I. Levinas e Derrida. II. Heidegger e Lacan. III. Filosofia e letteratura. IV. Bibbia e uomo. V. Etica e politica. VI. Fede, giustizia, carità. VII. Critica del capitalismo e distruzione della natura. Indice dei nomi. | |
Scheda creata Venerdi' 3 novembre 2017 | |
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