La collana I saggi Baldini castoldi | |
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Pochi istanti. E duemila persone morirono in una guerra che non seppero di avere combattuto. Così si conclude questo Vajont senza fine, di Mario Passi, per il quale Marco Paolini, il cantore teatrale del Vajont, ha scritto delle singolari "Istruzioni per l'uso". A quarant'anni di distanza, un testimone che l'ha vissuta e ne è stato intimamente segnato torna a raccontare quella storia, densa di ricordi e di personaggi, che continua a proiettare la sua ombra sulla società italiana. La storia di un'esclusione di intere popolazioni da scelte che mettevano in gioco la loro vita. La costruzione di una diga, un bacino idroelettrico, una frana gigantesca che si apre sul fianco della montagna. E la decisione di correre un rischio calcolato, di andare avanti comunque: fino al disastro del 9 ottobre 1963. Con la subalterna acquiescenza degli apparati statali, la complicità di una scienza asservita, i compromessi colpevoli del potere politico, nel silenzio pressoché totale degli organi di informazione. Un meccanismo impenetrabile, che nemmeno l'enormità della sciagura riesce a scalfire. E che si ricompatta dietro la tesi della "fatalità", dell'"imprevedibilità", la negazione proterva di ogni colpa, i tentativi di vanificare il processo. "Su quella parete ancora nascosta la frana è ormai una massa inerte in movimento, che scivola come un sacco di grano su una tramoggia. Da mesi la sua accelerazione cresce in lenta progressione. Da giorni gli ultimi attriti oppongono alla caduta un freno sempre più debole. Da ore è iniziata la fine." Prefazione di Marco Paolini | |
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