Tracciando una genealogia dell'improvvisazione, Sparti mostra come la tradizione europea, diversamente da quella di origine africana, non abbia saputo cogliere nell'oralità performativa e nell'eccitazione di quella massa vibrante che è il corpo umano la fonte primaria dell'espressività musicale. Il jazz, nel quale opera ed esecutore coincidono, ci fa ascoltare una musica corporea "suonata" da pelle, bocca, lingua, labbra, braccia, torace, mani. Il jazzista valorizza così la funzione più nuda del linguaggio - "respiro sonoro che esce dalla carne" -, ricreando incessantemente una comunione fra musicisti e uditorio l'Autore Davide Sparti è professore associato presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Siena | |
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