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Non solo scontri sanguinosi in condizioni ambientali spesso impossibili: il primo conflitto mondiale fu anche motore di un rinnovamento culturale e tecnologico radicale per alcune zone del nostro Paese. Ne è un esempio il Cadore, retrovia del fronte Dolomitico, che tra 1914 e 1917 accolse tante e tali novità da stravolgere di colpo modi e stili di vita consolidati da secoli.
A raccontarlo sono Giovanni De Donà e Giuseppe Teza nel libro “Lungo la linea del fronte. Militari e civili sulle Dolomiti nella Grande Guerra”, pubblicato grazie al sostegno dell’Unione Montana Centro Cadore. In 280 pagine i due autori raccontano passo per passo quella che fu una vera e propria rivoluzione, iniziata quasi in sordina nel 1890 con le prime esercitazioni militari e culminata nell’autunno del 1917 con l’abbandono delle Dolomiti dopo la disfatta di Caporetto. Quanto avvenne durante la guerra sul fronte – dal Col di Lana alle Tofane, dal Monte Piana alle Tre Cime di Lavaredo fino al Passo della Sentinella – è ben conosciuto. Poco si era invece indagato su quanto accadeva nelle immediate retrovie, cuore logistico della IV Armata, e sul tributo chiesto alla popolazione civile per garantire il funzionamento della macchina bellica. Nella presentazione al libro il Presidente dell’Unione Montana Centro Cadore, Luca De Carlo, ricorda come: “Per la prima volta nella sua storia la nostra gente si dovette misurare con un nuovo modello di conflitto, una guerra moderna, nella quale la scienza e la tecnologia erano state messe in maniera industriale al servizio dello sterminio. Tra la meraviglia di tutti si vide allora il cielo solcato da aerei, le piazze ingombre di automobili e motociclette, mentre pesanti trattrici trainavano nei boschi e nei pascoli d’alta montagna cannoni, obici e mortai di titaniche dimensioni. Anche i secolari ritmi di vita cambiarono radicalmente alla presenza di tanti giovani provenienti da ogni angolo d’Italia. Ci si confrontò inoltre con idee politiche, con modi nuovi di pensare e concepire la vita, adattandosi ad una miriade i dialetti, a rigide regole sanitarie ed igieniche, a diverse abitudini alimentari, dalla pasta al sugo di pomodoro alla carne congelata, fino al famoso condimento Torreggiani ancor oggi ricordato come il torrincione”. Fu una vera e propria rivoluzione che modificò in maniera definitiva l’identità di una popolazione fino a quel momento saldamente radicata nelle proprie tradizioni. I centri propulsori di questa trasformazione furono ad esempio i villaggi militari, realtà come le case del soldato volute da don Giovanni Minozzi, gli ospedali militari, i campi d’aviazione, i forti corazzati. Di queste strutture e molte altre De Donà e Teza hanno ricostruito caratteristiche tecniche e funzioni, riportando alla luce storie, protagonisti, effetti del cambiamento. “E’ stato un lavoro certosino di ricerca compiuto su archivi pubblici e privati di tutta Italia – raccontano gli autori – che ci ha permesso di recuperare documentazioni e fotografie spesso rarissime e nella quasi totalità dei casi inedite. Quel che ne emerge è un’immagine inedita del Cadore, fermato nel suo essere militare e civile, contributo nuovo e prezioso per chiunque voglia approfondire il tema della Grande Guerra sul fronte dolomitico ma anche un omaggio dovuto alla popolazione cadorina, al lavoro e ai sacrifici da essa compiuti in uno dei momenti più drammatici e tremendi della nostra storia nazionale. | |
Scheda creata Sabato 9 settembre 2017 | |
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